Non solo nella stanza dei computer

Ci immaginiamo che gli attacchi informatici possano prendersela solo i nostri computer (e i dati al loro interno), ma nulla è più lontano dalla realtà.

Pochi mesi fa, un uomo è quasi riuscito ad avvelenare l’acqua corrente di un’intera città della Florida: lo ha fatto cercando di hackerare il sistema di controllo informatizzato, per poi alzare il contenuto di idrossido di sodio presente nell’acqua (che oltre una certa concentrazione è tossico e mortale). E sono numerosissimi i casi di attacchi ransomware diretti a impianti di gestione dell’acqua, le cui infrastrutture informatiche sono quasi sempre carenti – che sia per scarsa qualità del personale IT o per l’obsolescenza dei software utilizzati: e dato che queste strutture non possono permettersi di rimanere offline in attesa di recuperare i dati, i riscatti finiscono spesso per essere pagati.

La verità è che, a vario grado, ogni istante della nostra esistenza dipende da un sistema informatico di qualche tipo: dall’acqua che beviamo all’aereo su cui viaggiamo, passando per il computer con cui lavoriamo. Ma se gli attacchi informatici sono un pericolo che non si ferma più alla stanza dei computer, allora non basta avere dei professionisti che sono esclusivamente dei tecnici: bravi a gestire dei computer ma con una visione a tunnel, privi della visione d’insieme per gestire un problema multi-settoriale come quello della sicurezza informatica. Per trattare un problema multi-settoriale, serve un approccio olistico.

È con questa convinzione che Fondazione AMMI forma dei Cybersecurity Manager capaci non solo di porre in essere le migliori strategie di sicurezza informatica, ma anche di creare una vera e propria “cultura della sicurezza”, coinvolgendo i decision-makers. Se 93% degli attacchi informatici ha successo a causa di un errore umano, saper prevenire tale errore è parte fondamentale della job-description.

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