Un bivio per il genere umano

Il Report “Global Diversity Outlook”, pubblicato dalle Nazioni Unite nel 2020, traccia un quadro sconfortante sulla situazione della biodiversità. Analizzando i 20 obiettivi che i governi nazionali si erano posti nel 2010, scopriamo che nessuno di essi è stato completamente raggiunto, e solo 6 sono stati raggiunti parzialmente: “il genere umano si trova ad un bivio”, leggiamo nel documento.

E non si può dire che questi risultati siano sorprendenti: gli esperti più autorevoli affermano che il Covid-19 è una conseguenza indiretta dell’invasività delle attività umane negli ecosistemi naturali; ogni giorno leggiamo di incendi e inondazioni di crescente gravità (da inizio anno si sono verificati già 20 disastri collegati al cambiamento climatico, costati ognuno oltre $1 miliardo); oltre un milione di specie animali è a rischio di estinzione. “Questi fenomeni non sono che un segnale di quello che ci aspetta” dice David Cooper, uno degli autori del Report e Segretario della Convenzione delle N.U. sulla Biodiversità.

Il Report stima che, mentre i finanziamenti a favore della biodiversità si fermano a $80 miliardi l’anno, i vari Paesi spendono $500 miliardi (oltre sei volte tanto) in iniziative dannose per il Pianeta. Qui non si tratta tanto di cambiare le nostre politiche di investimento, quanto piuttosto la nostra mentalità di fondo: è emblematico del problema il metro con cui misuriamo il benessere di un Paese, e cioè il PIL, uno strumento puramente economico che ignora completamente sia l’impatto ambientale che l’effettivo benessere delle persone.

Siamo dunque chiamati ad una scelta. E se è vero che l’essere umano non si è dimostrato un animale capace di mettere il benessere del Pianeta davanti al proprio, chissà che la gravità e l’evidenza dei disastri naturali non ci portino a capire un fatto molto semplice – che senza la Terra (e gli altri animali) noi non possiamo sopravvivere.

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