Una prova della nostra evoluzione

Yuval Harari è uno storico israeliano, noto per aver pubblicato una serie di libri dall’impatto straordinario: il concetto di fondo è che la società umana è stata sempre spinta da delle “finzioni”, e cioè da quelle idee che esistono nella nostra immaginazione collettiva – questo include il concetto di Dio, o di Nazione.
Questa teoria, che in qualche modo cerca di capire quali sono le narrative che ci compattano come specie, spiega anche quali sono quelle che non possono attecchire. È proprio in questo senso che si spiega la difficoltà di far capire al grande pubblico quanto è urgente il problema del cambiamento climatico: ci siamo evoluti come cacciatori e raccoglitori di risorse, i nostri cervelli non sono programmati per concepire che possiamo modificare il clima (e potenzialmente distruggere il Pianeta) con le nostre azioni. È facile capire “quel membro della mia tribù vuole uccidermi”, più difficile accettare che “se non smetto di fare queste cose qui, il mondo finisce”.
Fondazione AMMI eroga dei corsi ITS (Istruzione Tecnica Superiore), fra cui c’è quello di Sustainability Manager – un professionista con le conoscenze tecniche e le skill sociali per indirizzare nel verso giusto il dibattito e i nostri comportamenti.
Quella sul cambiamento climatico è dunque una narrativa che si sposa male con ciò che il nostro cervello è programmato per capire. Ma questo non toglie che questa narrativa vada capita: dovremo dimostrare che negli ultimi 10.000 anni ci siamo effettivamente evoluti.

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