Mercoledì scorso, poche ore prima che i primi carri armati russi dessero inizio all’invasione fisica dell’Ucraina, la Russia iniziava quella cibernetica.

Il Centro di Intelligence di Microsoft ha captato la diffusione di un virus “wiper, mai visto prima, in grado di cancellare tutti i dati dei computer che infetta. La multinazionale americana ha scelto di buttarsi in prima persona dentro una guerra che stava nascendo a 9000km di distanza, collaborando non solo con il Pentagono ma anche con l’autorità ucraina di cyberdifesa, e in poche ore è riuscita a pubblicare un update in grado di bloccare la diffusione del virus.

Le azioni di Microsoft, oltre a ricordare quel tipo di interazione fra privato e pubblico tipica dei periodi bellici (come Ford che nella II Guerra Mondiale iniziò a produrre carri armati per gli alleati), ci fanno capire una cosa: anche se a prima vista la guerra di Putin sembra un conflitto d’altri tempi, con truppe e mezzi che avanzano nel fango e nella neve, qualsiasi conflitto oggi passa anche da una componente cibernetica.

Anzi, da questo punto di vista la Russia è stata stranamente mite nel suo approccio: i sovietici sono una delle primissime cyberpotenze per quanto riguarda sviluppo e aggressività degli attacchi, e gli analisti pensavano che l’attacco all’Ucraina sarebbe iniziato con un violentissimo assalto informatico (tale addirittura da interrompere la rete elettrica). Invece, a parte il tentativo di introdurre una manciata di virus e di prendere il controllo di qualche profilo social di ufficiali ucraini, dal Cremlino non sono partiti attacchi informatici rilevanti: e anzi, ne hanno subiti diversi da parte del gruppo Anonymous.

La tecnologia controlla ogni aspetto delle nostre vite, inclusa la conduzione di una guerra. Ma troppo spesso, chi capisce di informatica e cyber-attacchi non è in grado di trasmettere agli altri la propria conoscenza e le best practice giuste: è per questo che Fondazione AMMI forma degli esperti di sicurezza informatica con le soft skill necessarie per coinvolgere gli altri e instaurare una vera cultura della sicurezza.

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